TUMORI DEL SANGUE NEGLI ANZIANI: IL RUOLO DEL CAREGIVER DECISIVO PER L’ADERENZA TERAPEUTICA E L’EFFICACIA DEI PERCORSI DI CURA
Presentato al Senato il policy paper
“Tumori del sangue nel paziente anziano: percorsi di cura e ruolo del caregiver”
Roma, martedì 9 giugno 2026 - Le nuove terapie stanno cambiando la
storia clinica dei tumori del sangue, soprattutto nei pazienti anziani. Linfomi
e leucemie, sempre più frequenti con l’invecchiamento della popolazione,
possono oggi contare su opzioni innovative come anticorpi bispecifici e terapie
orali chemio-free, che migliorano la prognosi offrendo cure più personalizzate,
efficaci e meglio tollerate rispetto alla chemioterapia tradizionale. Ma questa
trasformazione apre una nuova sfida per il SSN: non basta avere trattamenti più
efficaci, serve un’organizzazione capace di accompagnare il paziente nella
gestione quotidiana della malattia. È questo il tema al centro del convegno “Tumori
del sangue nel paziente anziano: percorsi di cura e ruolo del caregiver”,
che si è svolto presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica, su
iniziativa del Sen. Guido Quintino Liris. Durante l’incontro è stato presentato
un policy paper dedicato ai percorsi terapeutici, ai modelli assistenziali e al
ruolo del caregiver nelle patologie oncoematologiche dell’anziano. Il paper
propone alcune linee di intervento concrete fra cui: formazione e supporto ai
caregiver, con percorsi strutturati per rafforzare le competenze nella gestione
degli aspetti clinici, sociali ed emotivi della malattia, e un accesso più
sistematico al supporto psicologico per pazienti e familiari. Proposto anche
l’inserimento formale del caregiver nei PDTA ematologici, attraverso standard
minimi che garantiscano un coinvolgimento omogeneo. La terza proposta riguarda
il rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, in coerenza con il
PNRR, attraverso una maggiore integrazione tra ospedale, distretto, medici di
medicina generale, personale infermieristico e reti di supporto.
“L'innovazione
terapeutica nei tumori del sangue offre una grande possibilità sia per i
pazienti anziani sia per il Servizio Sanitario Nazionale, ma comporta anche una
significativa responsabilità organizzativa - dichiara il Sen. Guido
Quintino Liris - Dobbiamo sviluppare percorsi che accompagnino il
paziente nella vita quotidiana, rafforzando l'integrazione tra ospedale,
territorio e domicilio. È prioritario riconoscere, formare e sostenere il
caregiver, poiché la sua presenza è spesso determinante per garantire l'accesso
alle terapie più innovative”.
L’invecchiamento
della popolazione rende linfomi e leucemie una sfida sempre più rilevante per
il SSN. In Italia gli over 65 sono quasi 15 milioni e molte neoplasie
ematologiche hanno un picco di incidenza nelle fasce di età più avanzate. I
linfomi non Hodgkin sono fra i 10 tumori più frequenti nel nostro Paese,
colpiscono oltre 160.000 persone e nel 2024 hanno causato quasi 6.000 decessi.
I due più frequenti sono il Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B, la forma
aggressiva più comune con un’età media alla diagnosi di 66 anni e una
possibilità di recidiva fino al 40% dei casi e il Linfoma Follicolare, a lungo
considerato incurabile, con un’incidenza di 4-5 casi ogni 100.000 abitanti. Anche
le leucemie riguardano in larga parte la popolazione anziana: la Leucemia Linfatica
Cronica, la forma più diffusa nei paesi occidentali, ha un picco tra i 60 e i
75 anni, mentre la leucemia mieloide acuta, che rappresenta circa l'80% di
tutte le leucemie acute negli adulti, ha un’età mediana alla diagnosi di 68
anni. Negli ultimi anni l’oncoematologia ha visto una rapida evoluzione
terapeutica. Si stanno affermando opzioni terapeutiche sempre più mirate,
come le terapie cellulari CAR-T, gli anticorpi bispecifici e i farmaci target
orali, anche in formulazioni chemio-free. In particolare, gli anticorpi
bispecifici rappresentano una delle innovazioni più significative nel
trattamento di alcuni linfomi, potendo costituire un’alternativa o un
complemento alle CAR-T nei pazienti non eleggibili alla terapia cellulare. Nella
Leucemia Linfatica Cronica, invece, è di grande importanza la personalizzazione
della cura: l'ematologo può scegliere diverse combinazioni terapeutiche, non
solo sulla base delle caratteristiche biologiche e cliniche della malattia ma
anche delle necessità/preferenze dei pazienti. Queste innovazioni stanno
modificando profondamente i percorsi di cura: molte terapie vengono oggi
gestite in day hospital, day service, outpatient o al domicilio, riducendo il
ricorso al ricovero ordinario. Una prospettiva positiva per qualità di vita dei
pazienti e sostenibilità del sistema, che richiede modelli assistenziali più
integrati e meno ospedale-centrici.
“Oggi
possiamo offrire possibilità di trattamento che fino a poco tempo fa erano
impensabili per pazienti anziani o fragili, che in passato venivano spesso
accompagnati soprattutto con terapie di supporto – sottolinea il Prof. Massimo
Breccia, Professore Associato di Ematologia, Università ‘La Sapienza’ di
Roma – ma l’innovazione diventa beneficio reale solo se il paziente è
inserito in un percorso sostenibile. Accessi frequenti al centro, corretta
assunzione dei farmaci, monitoraggio degli effetti collaterali e comunicazione
tempestiva con i clinici richiedono spesso il coinvolgimento attivo di un
caregiver. Senza questo supporto, anche la terapia più avanzata può risultare
difficilmente praticabile”.
In
questo contesto, il caregiver costituisce una componente operativa della cura: non
si limita ad accompagnare il paziente alle visite in ospedale, ma contribuisce
alla gestione delle terapie orali, all’aderenza terapeutica, al monitoraggio
dei sintomi, alla comunicazione con i clinici, all’organizzazione degli
accessi, dei controlli e dell’assistenza domiciliare. In Italia oltre 7 milioni
di persone assistono regolarmente un familiare non autosufficiente senza
compenso, dedicando in media più di 20 ore settimanali. Il carico è
particolarmente rilevante nei percorsi oncoematologici: circa l’80% dei
caregiver di questi pazienti segnala un carico psicologico elevato, il 50%
manifesta sintomi depressivi significativi e solo il 14% cerca supporto da un
professionista sanitario.
“L’assenza
di un adeguato supporto del caregiver può compromettere l’appropriatezza della
scelta terapeutica, favorendo il ricorso a soluzioni meno innovative e
potenzialmente meno efficaci, con un conseguente aggravio di costi per il SSN
legato a una gestione non ottimale del paziente – sottolinea il Prof. Roberto
Marasca, Professore Associato di Ematologia, Università degli Studi di
Modena e Reggio Emilia – questo non è solo un problema clinico, ma anche
organizzativo ed economico: una presa in carico non ottimale può generare
complicanze, accessi non programmati, ricoveri prolungati e quindi maggiori
costi per il SSN”.
Nel
corso dei lavori per la redazione del Policy Paper e durante l’evento,
particolare attenzione è stata dedicata al punto di vista dei pazienti e dei
caregiver, grazie alla partecipazione di Giuseppe Gioffrè, Presidente della
Sezione Udine-Gorizia e componente del CdA dell’Associazione Italiana contro
Leucemie, linfomi e mieloma (AIL) e di Davide Petruzzelli, Presidente
Associazione La Lampada di Aladino ETS, che quotidianamente affrontano le
complessità del percorso di cura. Il confronto ha inoltre evidenziato la
necessità di rafforzare l’equità di accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici
e assistenziali su tutto il territorio nazionale, promuovendo modelli di presa
in carico sempre più integrati e vicini ai bisogni delle persone.
“Nei
percorsi oncoematologici più moderni il paziente e il caregiver non possono
essere lasciati a una gestione informale, affidata solo alla buona volontà dei
singoli professionisti o della famiglia – spiega Annalisa Arcari,
Dirigente medico UOC Ematologia e Centro trapianti, Azienda Usl di Piacenza – una
figura chiave in questo contesto può diventare il case manager infermieristico per
garantire educazione terapeutica, continuità assistenziale, monitoraggio dei
sintomi e raccordo operativo tra centro ematologico, territorio e domicilio. È
una funzione indispensabile soprattutto quando le cure si spostano fuori
dall’ospedale e richiedono attenzione quotidiana, tempestività e capacità di
orientarsi tra servizi diversi”.
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