FARMACOGENETICA IN ITALIA: TEST DIFFUSI MA ACCESSO DISOMOGENEO
La prima mappa nazionale evidenzia forti differenze territoriali e la
necessità di una rete coordinata e di una regia nazionale
SIGU (Società Italiana di
Genetica Umana) e SIF (Società Italiana di Farmacologia) insieme alle
Istituzioni per avviare un coordinamento a garanzia di equità e appropriatezza
Roma 15
aprile 2026 – “La farmacogenetica rappresenta una leva strategica per rafforzare
l’appropriatezza prescrittiva, migliorare la sicurezza dei pazienti e rendere
la medicina personalizzata una realtà concreta nel Servizio Sanitario
Nazionale.” Lo afferma la Sen.
Daniela Ternullo, durante l’evento, di propria iniziativa. “Una roadmap verso l’implementazione
della farmacogenetica nel Servizio Sanitario Nazionale”,
svoltosi questa mattina presso il Senato della Repubblica. L’evento,
organizzato con la collaborazione congiunta di SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) e SIF (Società
Italiana di Farmacologia) ha visto la partecipazione di AIFA, Ministero della Salute,
dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMAC) e di
numerosi rappresentanti istituzionali.
“La farmacogenetica, disciplina che consente di personalizzare le terapie sulla
base del profilo genetico del paziente, è sempre più presente nella pratica
clinica italiana – spiega Matteo
Floris, Professore associato di Genetica Medica all’Università
di Cagliari e coordinatore del Gruppo di Lavoro Farmacogenetica della SIGU – in
particolare in ambito oncologico. Tuttavia, la sua implementazione nel Servizio Sanitario Nazionale
resta ancora disomogenea, con differenze rilevanti tra
territori, nell’organizzazione dei servizi e nelle modalità di accesso.”
È quanto emerge da
un’indagine nazionale, condotta da un ampio network di collaboratori delle due
società scientifiche SIGU e SIF – nato per supportare e
favorire l’implementazione della farmacogenetica in Italia – appena pubblicata
sull’European Journal of Human
Genetics. L’indagine ha coinvolto 49 laboratori distribuiti sul territorio nazionale, la
maggior parte dei quali è rappresentata da strutture pubbliche (82%),
prevalentemente ospedali e IRCCS.
L’ONCOLOGIA TRAINA LA
DIFFUSIONE DEI TEST
“Dall’analisi emerge come la farmacogenetica sia oggi utilizzata soprattutto
per supportare la pianificazione e/o la revisione di specifiche terapie
oncologiche – spiega Matteo
Curtarello, genetista dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS – ,
in particolare i test sui
geni DPYD e UGT1A1, fondamentali per la gestione di farmaci chemioterapici,
fluoropirimidine e irinotecano rispettivamente, sono eseguiti nel 94% e
nell’84% dei laboratori.”
Si tratta di un ambito in cui la medicina personalizzata è già una realtà
consolidata, grazie anche alla presenza di linee guida nazionali e
internazionali e a indicazioni regolatorie sempre più chiare, tra cui quelle
della SIGU ora condivise anche a livello internazionale e quelle SIF-AIOM per
l’applicazione dei test farmacogenetici in oncologia . La fotografia che emerge
dallo studio è però quella di un
sistema dinamico, ma ancora privo di un coordinamento nazionale. I laboratori
adottano infatti approcci eterogenei in termini di pannelli
genetici, tecnologie utilizzate, strumenti bioinformatici e modalità di
interpretazione dei risultati.
“Questa variabilità si riflette anche nell’integrazione clinica dei test –
spiega Erika Cecchin,
Responsabile della Struttura di Farmacologia Sperimentale e Clinica del Centro
di Riferimento Oncologico IRCCS di Aviano – se la maggior parte dei laboratori fornisce un’interpretazione
dei risultati del dato genetico, solo una minoranza include indicazioni
terapeutiche operative. In particolare, il counselling farmacologico,
fondamentale per tradurre il dato genetico in scelte cliniche, è disponibile solo nel 29% dei centri”.
“In questo scenario, il farmacologo clinico è essenziale non solo per
l’interpretazione del dato farmacogenetico nei confronti di efficacia/tossicità
delle singole terapie, ma anche per l’integrazione della farmacogenetica nelle
valutazioni delle interazioni farmacologiche in pazienti politrattati,
traducendolo in un’effettiva medicina personalizzata”, aggiunge Marzia Del Re,
Professoressa di Farmacologia presso la Saint Camillus International University
of Health and Medical Sciences di Roma.
DISUGUAGLIANZE
TERRITORIALI E ACCESSO NON UNIFORME
“Uno degli elementi più rilevanti riguarda la distribuzione geografica dei
servizi – commenta la Sen.
Elena Murelli, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Genetica e Genomica,
intervenuta tramite videomessaggio durante l’evento –. L’attività
farmacogenetica è concentrata soprattutto nel Nord Italia, dove si collocano la
maggior parte dei centri ad alto volume, mentre nel Centro-Sud l’offerta risulta più
limitata. Questa disomogeneità si traduce in un accesso non uniforme per i
pazienti, con il rischio che la possibilità di beneficiare della medicina
personalizzata dipenda dal territorio di residenza.”
Sul fronte economico, il quadro appare più favorevole: il 73% dei laboratori
dichiara che i test sono completamente rimborsati dal Servizio Sanitario
Nazionale, mentre il 22% riporta una copertura parziale. Tuttavia, anche in
questo caso emergono differenze regionali, legate all’organizzazione
decentralizzata del sistema sanitario italiano.
“Ancora una volta ci troviamo di fronte alla contraddizione di un sistema che può garantire standard
elevatissimi, risparmiando ai pazienti inutili sofferenze, ma che non riesce
ancora a renderli accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale
– ha dichiarato l’On. Ilenia Malavasi –. La medicina
personalizzata, e in particolare la farmacogenetica, non può diventare
un’opportunità per pochi o legata alla capacità organizzativa delle singole
Regioni. È necessario rafforzare il coordinamento nazionale, definire percorsi
omogenei e garantire a tutti i cittadini pari accesso all’innovazione,
indipendentemente dal luogo in cui vivono.”
UNA LEVA PER LA
SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA SANITARIO
“La prescrizione farmacologica non può più essere concepita come un atto isolato
– aggiunge Robert Nisticò,
Presidente AIFA – ma deve fondarsi su una valutazione integrata
e multidimensionale delle caratteristiche cliniche, biologiche e individuali
del paziente. In questa prospettiva, la
medicina di precisione, e in particolare la farmacogenetica, non rappresentano
più un’opzione, ma una direttrice evolutiva del sistema, uno strumento
essenziale per ottimizzare efficacia e sicurezza delle terapie, garantire
l’appropriatezza prescrittiva e contribuire in modo strutturale alla sostenibilità
del Servizio Sanitario Nazionale”.
“La farmacogenetica consente di rendere più appropriata la scelta terapeutica –
aggiunge Luca Padua, Direzione
Generale della Ricerca e dell’Innovazione, Ministero della Salute –
e si inserisce pienamente nelle strategie di programmazione del Servizio
Sanitario Nazionale, dove la medicina personalizzata è sempre più riconosciuta
come leva per migliorare efficacia e sostenibilità.”
Oltre a migliorare la sicurezza e l’efficacia delle terapie, la farmacogenetica
può contribuire a un utilizzo più appropriato delle risorse sanitarie,
riducendo eventi avversi, fallimenti terapeutici e ospedalizzazioni evitabili.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di trasformare una pratica già
consolidata in alcuni ambiti in uno strumento sistemico, accessibile e
integrato, a beneficio di tutti i pazienti.
VERSO UNA RETE NAZIONALE
DELLA FARMACOGENETICA
“I risultati di questo studio e delle nostre analisi più recenti evidenziano
chiaramente la necessità di definire standard condivisi per test e
refertazione, rafforzare l’integrazione tra specialisti in genetica medica,
farmacologi e clinici, e promuovere la realizzazione di programmi dedicati –
commenta Paola Grammatico,
Presidente SIGU – a
garantire equità di accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale.”
“Quello che auspichiamo è l’attivazione di una rete nazionale coordinata,
capace di armonizzare pratiche e garantire pari opportunità di accesso ai
pazienti”, aggiunge Amelia
Filippelli, professoressa di Farmacologia Clinica presso
l’Università di Salerno e Direttrice della struttura di Farmacologia Clinica
dell’Ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. “In questa
prospettiva, la creazione di un network nazionale di laboratori e
professionisti rappresenta un passaggio strategico per favorire l’integrazione
della farmacogenetica nei percorsi clinici e per allineare l’Italia agli
standard internazionali.”
“La farmacogenetica è uno strumento essenziale per rendere le terapie più
efficaci e più sicure”, afferma Maria
Grazia Cattaneo, membro del direttivo AIMAC. “Non inserirla nei
LEA significa accettare tossicità evitabili, trattamenti inefficaci e
differenze territoriali che negano ai pazienti il diritto all’appropriatezza
sin dall’inizio del percorso di cura”. AIMAC sottolinea la necessità di
garantire ai pazienti l’accesso a test eseguiti con tecnologie adeguate ai
pannelli raccomandati, incluse – quando clinicamente indicate – piattaforme
NGS, per assicurare valutazioni complete e standardizzate e l’accesso alle
nuove terapie. Altrettanto
fondamentale è il diritto etico a un’informazione chiara, aggiornata e
comprensibile, che permetta ai pazienti di partecipare
consapevolmente alle decisioni terapeutiche.
“AIMAC chiede che la
Commissione sostenga l’inserimento dei test farmacogenetici nei LEA,
definendo criteri di qualità e un modello organizzativo nazionale che
garantisca uniformità, interoperabilità e sostenibilità. È una scelta che
unisce scienza, responsabilità pubblica e tutela dei pazienti”.
SIGU – Società Italiana di Genetica Umana,
nata nel 1997 dalla fusione di Associazione Italiana di Genetica Medica e
Associazione Italiana di Citogenetica Medica, si propone come interlocutore
principale per questioni di carattere scientifico e sanitario che riguardano la
Genetica Umana in tutti i suoi aspetti applicativi all’uomo. Con all’interno
più di 1.000 genetisti medici e biologi e 17 sezioni regionali, SIGU intende
collaborare con coloro che in Italia sono interessati alla ricerca e a ogni
tipo di approfondimento relativo alle discipline Genetica Medica e Genetica
Umana. Nello specifico gli obiettivi sono: elaborare criteri di qualità per i
laboratori di Genetica Medica operanti nell’ambito delle strutture sanitarie
pubbliche e private; contribuire alla stesura di linee guida nel settore della
ricerca Genetica Umana; promuovere con ogni mezzo la pubblica consapevolezza
sulle funzioni, le potenzialità e i limiti delle tecniche diagnostiche di
Genetica Umana. SIGU, dotata di un Consiglio Direttivo, un Comitato Scientifico
e un Comitato Editoriale, è strutturata in Commissioni e diversi Gruppi di
Lavoro: tra questi Citogenomica Genetica Prenatale e Riproduttiva, Genetica
Clinica, Epigenetica, Genetica Oncologica, Genetica Forense, Scienza Omiche,
Farmacogenomica, SIGU Sanità, Specializzandi e Multifattoriali.
SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) e SIF (Società Italiana di Farmacologia) insieme alle Istituzioni per avviare un coordinamento a garanzia di equità e appropriatezza
Roma 15
aprile 2026 – “La farmacogenetica rappresenta una leva strategica per rafforzare
l’appropriatezza prescrittiva, migliorare la sicurezza dei pazienti e rendere
la medicina personalizzata una realtà concreta nel Servizio Sanitario
Nazionale.” Lo afferma la Sen.
Daniela Ternullo, durante l’evento, di propria iniziativa. “Una roadmap verso l’implementazione
della farmacogenetica nel Servizio Sanitario Nazionale”,
svoltosi questa mattina presso il Senato della Repubblica. L’evento,
organizzato con la collaborazione congiunta di SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) e SIF (Società
Italiana di Farmacologia) ha visto la partecipazione di AIFA, Ministero della Salute,
dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMAC) e di
numerosi rappresentanti istituzionali.
“La farmacogenetica, disciplina che consente di personalizzare le terapie sulla
base del profilo genetico del paziente, è sempre più presente nella pratica
clinica italiana – spiega Matteo
Floris, Professore associato di Genetica Medica all’Università
di Cagliari e coordinatore del Gruppo di Lavoro Farmacogenetica della SIGU – in
particolare in ambito oncologico. Tuttavia, la sua implementazione nel Servizio Sanitario Nazionale
resta ancora disomogenea, con differenze rilevanti tra
territori, nell’organizzazione dei servizi e nelle modalità di accesso.”
È quanto emerge da
un’indagine nazionale, condotta da un ampio network di collaboratori delle due
società scientifiche SIGU e SIF – nato per supportare e
favorire l’implementazione della farmacogenetica in Italia – appena pubblicata
sull’European Journal of Human
Genetics. L’indagine ha coinvolto 49 laboratori distribuiti sul territorio nazionale, la
maggior parte dei quali è rappresentata da strutture pubbliche (82%),
prevalentemente ospedali e IRCCS.
L’ONCOLOGIA TRAINA LA
DIFFUSIONE DEI TEST
“Dall’analisi emerge come la farmacogenetica sia oggi utilizzata soprattutto
per supportare la pianificazione e/o la revisione di specifiche terapie
oncologiche – spiega Matteo
Curtarello, genetista dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS – ,
in particolare i test sui
geni DPYD e UGT1A1, fondamentali per la gestione di farmaci chemioterapici,
fluoropirimidine e irinotecano rispettivamente, sono eseguiti nel 94% e
nell’84% dei laboratori.”
Si tratta di un ambito in cui la medicina personalizzata è già una realtà
consolidata, grazie anche alla presenza di linee guida nazionali e
internazionali e a indicazioni regolatorie sempre più chiare, tra cui quelle
della SIGU ora condivise anche a livello internazionale e quelle SIF-AIOM per
l’applicazione dei test farmacogenetici in oncologia . La fotografia che emerge
dallo studio è però quella di un
sistema dinamico, ma ancora privo di un coordinamento nazionale. I laboratori
adottano infatti approcci eterogenei in termini di pannelli
genetici, tecnologie utilizzate, strumenti bioinformatici e modalità di
interpretazione dei risultati.
“Questa variabilità si riflette anche nell’integrazione clinica dei test –
spiega Erika Cecchin,
Responsabile della Struttura di Farmacologia Sperimentale e Clinica del Centro
di Riferimento Oncologico IRCCS di Aviano – se la maggior parte dei laboratori fornisce un’interpretazione
dei risultati del dato genetico, solo una minoranza include indicazioni
terapeutiche operative. In particolare, il counselling farmacologico,
fondamentale per tradurre il dato genetico in scelte cliniche, è disponibile solo nel 29% dei centri”.
“In questo scenario, il farmacologo clinico è essenziale non solo per
l’interpretazione del dato farmacogenetico nei confronti di efficacia/tossicità
delle singole terapie, ma anche per l’integrazione della farmacogenetica nelle
valutazioni delle interazioni farmacologiche in pazienti politrattati,
traducendolo in un’effettiva medicina personalizzata”, aggiunge Marzia Del Re,
Professoressa di Farmacologia presso la Saint Camillus International University
of Health and Medical Sciences di Roma.
DISUGUAGLIANZE
TERRITORIALI E ACCESSO NON UNIFORME
“Uno degli elementi più rilevanti riguarda la distribuzione geografica dei
servizi – commenta la Sen.
Elena Murelli, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Genetica e Genomica,
intervenuta tramite videomessaggio durante l’evento –. L’attività
farmacogenetica è concentrata soprattutto nel Nord Italia, dove si collocano la
maggior parte dei centri ad alto volume, mentre nel Centro-Sud l’offerta risulta più
limitata. Questa disomogeneità si traduce in un accesso non uniforme per i
pazienti, con il rischio che la possibilità di beneficiare della medicina
personalizzata dipenda dal territorio di residenza.”
Sul fronte economico, il quadro appare più favorevole: il 73% dei laboratori
dichiara che i test sono completamente rimborsati dal Servizio Sanitario
Nazionale, mentre il 22% riporta una copertura parziale. Tuttavia, anche in
questo caso emergono differenze regionali, legate all’organizzazione
decentralizzata del sistema sanitario italiano.
“Ancora una volta ci troviamo di fronte alla contraddizione di un sistema che può garantire standard
elevatissimi, risparmiando ai pazienti inutili sofferenze, ma che non riesce
ancora a renderli accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale
– ha dichiarato l’On. Ilenia Malavasi –. La medicina
personalizzata, e in particolare la farmacogenetica, non può diventare
un’opportunità per pochi o legata alla capacità organizzativa delle singole
Regioni. È necessario rafforzare il coordinamento nazionale, definire percorsi
omogenei e garantire a tutti i cittadini pari accesso all’innovazione,
indipendentemente dal luogo in cui vivono.”
UNA LEVA PER LA
SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA SANITARIO
“La prescrizione farmacologica non può più essere concepita come un atto isolato
– aggiunge Robert Nisticò,
Presidente AIFA – ma deve fondarsi su una valutazione integrata
e multidimensionale delle caratteristiche cliniche, biologiche e individuali
del paziente. In questa prospettiva, la
medicina di precisione, e in particolare la farmacogenetica, non rappresentano
più un’opzione, ma una direttrice evolutiva del sistema, uno strumento
essenziale per ottimizzare efficacia e sicurezza delle terapie, garantire
l’appropriatezza prescrittiva e contribuire in modo strutturale alla sostenibilità
del Servizio Sanitario Nazionale”.
“La farmacogenetica consente di rendere più appropriata la scelta terapeutica –
aggiunge Luca Padua, Direzione
Generale della Ricerca e dell’Innovazione, Ministero della Salute –
e si inserisce pienamente nelle strategie di programmazione del Servizio
Sanitario Nazionale, dove la medicina personalizzata è sempre più riconosciuta
come leva per migliorare efficacia e sostenibilità.”
Oltre a migliorare la sicurezza e l’efficacia delle terapie, la farmacogenetica
può contribuire a un utilizzo più appropriato delle risorse sanitarie,
riducendo eventi avversi, fallimenti terapeutici e ospedalizzazioni evitabili.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di trasformare una pratica già
consolidata in alcuni ambiti in uno strumento sistemico, accessibile e
integrato, a beneficio di tutti i pazienti.
VERSO UNA RETE NAZIONALE
DELLA FARMACOGENETICA
“I risultati di questo studio e delle nostre analisi più recenti evidenziano
chiaramente la necessità di definire standard condivisi per test e
refertazione, rafforzare l’integrazione tra specialisti in genetica medica,
farmacologi e clinici, e promuovere la realizzazione di programmi dedicati –
commenta Paola Grammatico,
Presidente SIGU – a
garantire equità di accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale.”
“Quello che auspichiamo è l’attivazione di una rete nazionale coordinata,
capace di armonizzare pratiche e garantire pari opportunità di accesso ai
pazienti”, aggiunge Amelia
Filippelli, professoressa di Farmacologia Clinica presso
l’Università di Salerno e Direttrice della struttura di Farmacologia Clinica
dell’Ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. “In questa
prospettiva, la creazione di un network nazionale di laboratori e
professionisti rappresenta un passaggio strategico per favorire l’integrazione
della farmacogenetica nei percorsi clinici e per allineare l’Italia agli
standard internazionali.”
“La farmacogenetica è uno strumento essenziale per rendere le terapie più
efficaci e più sicure”, afferma Maria
Grazia Cattaneo, membro del direttivo AIMAC. “Non inserirla nei
LEA significa accettare tossicità evitabili, trattamenti inefficaci e
differenze territoriali che negano ai pazienti il diritto all’appropriatezza
sin dall’inizio del percorso di cura”. AIMAC sottolinea la necessità di
garantire ai pazienti l’accesso a test eseguiti con tecnologie adeguate ai
pannelli raccomandati, incluse – quando clinicamente indicate – piattaforme
NGS, per assicurare valutazioni complete e standardizzate e l’accesso alle
nuove terapie. Altrettanto
fondamentale è il diritto etico a un’informazione chiara, aggiornata e
comprensibile, che permetta ai pazienti di partecipare
consapevolmente alle decisioni terapeutiche.
“AIMAC chiede che la
Commissione sostenga l’inserimento dei test farmacogenetici nei LEA,
definendo criteri di qualità e un modello organizzativo nazionale che
garantisca uniformità, interoperabilità e sostenibilità. È una scelta che
unisce scienza, responsabilità pubblica e tutela dei pazienti”.

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